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Tav e grandi opere. La Corte dei conti Ue dice che il re è nudo, nascondiamolo


18 giugno 2020


di Francesco Ramella


Un quadro devastante ma non sorprendente per chi abbia ha approfondito il tema e conosca anche solo a grandi linee la  letteratura scientifica di settore: è quello che emerge dalla relazione speciale della Corte dei Conti europea sulle infrastruture di trasporto.

Risale ormai a quasi venti anni fa il volume di un ricercatore danese, B. (“Megaprojects and and Risk: An Anatomy of Ambition”) che conteneva un’impietosa diagnosi delle “Grandi Opere” nel Mondo. Tutte fanno registrare a consuntivo costi di gran lunga superiori a quelli preventivati e i traffici reali risultano inferiori a quelli ipotizzati inizialmente. Pochissime eccezioni, per lo più autostrade finanziate da soggetti privati in media più attenti di quelli pubblici a investire le proprie risorse.

L’analisi condotta dalla Corte dei Conti è l’ennesima conferma empirica di quanto illustrato in quello studio che costò all’autore l’interruzione di ogni rapporto di consulenza con il Governo del suo Paese.

Citiamo solo pochi passaggi della relazione: “per la Torino – Lione e la Senna – Schelda, le previsioni di traffico realizzate sono molto più alte rispetto agli attuali livelli". “Per la galleria di base del Brennero, i tre Stati membri non hanno condotto uno studio e hanno messo in dubbio ognuno le cifre e i metodi dell’altro”. “Le modifiche concernenti la progettazione e la portata intervenute nel tempo hanno sinora comportato incrementi di costo pari a 17,3 miliardi (ossia del 47 %) rispetto alle iniziali stime". "I futuri dati sul traffico potrebbero essere notevolmente inferiori a dette previsioni di traffico, le quali potrebbero dunque rivelarsi oltremodo ottimistiche", precisamente come evidenziato nell’analisi costi-benefici della TAV. Si potrebbe proseguire a lungo ma limitiamoci all’essenziale: "I vantaggi ambientali [ma non solo quelli, NdR] dipendono dal volume di traffico effettivamente trasferito da altri modi di trasporto. Visto che il trasferimento modale è stato molto limitato negli ultimi 20 anni, vi è un forte rischio che gli effetti positivi di molte opere siano sovrastimati". Ad esempio, per la Torino-Lione potrebbero occorrere ben 50 anni dall’entrata in servizio dell’infrastruttura prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate.

Per farla breve: una sonora bocciatura. La logica conseguenza sarebbe quella di una richiesta di abbandonare i progetti che costano più di quanto rendono. E invece no, avanti tutta. Con un colpo di genio, il documento viene titolato: “è necessaria una maggiore velocità di attuazione dei megaprogetti”.

Il re è nudo, nascondiamolo.