Ferrovie: tanta spesa, poca resa
Un altro anno, un altro piano strategico di Ferrovie dello Stato Italiane. Diciotto miliardi investiti nel 2025 e tanti altri (177) che si vogliono spendere nei prossimi anni. Il cliché è quello di sempre. Più servizi, più occupati, più valore aggiunto. Ma, come dovrebbe essere ovvio, non possono essere questi i soli criteri di valutazione. Se così fosse, se ne dovrebbe concludere che più si spende e meglio è. I parametri più rilevanti dovrebbero essere la redditività finanziaria e quella economico-sociale. Si dovrebbe quindi valutare quale sarà la domanda aggiuntiva che sarà soddisfatta e quale l’aumento dei ricavi.
Ora, sappiamo che dall’entrata in esercizio delle nuove linee ad alta velocità la domanda del trasporto ferroviario in Italia è cresciuta intorno al 10%, da 50 a 55 miliardi di passeggeri-km. Sappiamo anche che le nuove linee in fase di costruzione e pianificate avranno livelli di utenza molto più bassi rispetto all’asse Milano – Napoli e, non a caso, fatta eccezione per il nodo di Firenze, nessuna di esse, in base alle valutazioni prodotte da Bridges Research, supera l’analisi costi-benefici (quelle delle Ferrovie sono, al contrario, tutte positive).
E, se guardiamo ai dati finanziari, scopriamo che nel 2023 i ricavi da traffico passeggeri del Gruppo Ferrovie dello Stato in Italia sono risultati pari a 3.210 milioni di euro, mentre quelli da traffico merci sono ammontati a 339 milioni.
Ipotizzando, ottimisticamente, che domanda e ricavi possano crescere del 20%, gli introiti aggiuntivi sarebbero dell’ordine di alcune centinaia di milioni.
Diceva Albert Einstein: “la definizione di follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso”.
Il caso delle ferrovie, che oggi risente anche del negativo scenario demografico, non sembra fare eccezione alla regola.
Ricorrere, come proposto dall’amministratore delegato Stefano Donnarumma, a capitali privati con applicazione del modello RAB non modifica la realtà: è solo un elegante approccio che consente di celare parte dell’onere dal bilancio pubblico.
Una strada che invece si potrebbe utilmente perseguire per alleviarlo, seppur in piccola parte, e con benefici anche in termini di efficienza, sarebbe quella di aumentare i pedaggi là dove, come avviene sui nodi più trafficati, si registrano problemi di congestione.
