Un recente documento della Corte dei Conti europea evidenzia un quadro molto negativo relativamente alla costruzione delle infrastrutture di trasporto che fanno parte della rete europea TEN-T. Vengono evidenziati
forti aumenti di costo rispetto alle previsioni iniziali e notevoli ritardi nei tempi di completamento delle opere. L’idea della Corte che una migliore governance da parte della Commissione Europea potrebbe essere risolutiva
non appare convincente. La mobilità terrestre è un fenomeno soprattutto locale. Il coinvolgimento della UE nel finanziamento delle infrastrutture comporta un disallineamento tra la platea dei beneficiari e quella di coloro che sopportano i costi e costituisce quindi un disincentivo a una scelta oculata dei progetti e al rispetto del budget e dei tempi di realizzazione.
Sarebbe quindi preferibile che le decisioni di investimento e la responsabilità della copertura dei costi venissero lasciate ai singoli Paesi e, all’interno di essi, alle realtà locali e che venissero coinvolti capitali privati di rischio. Purtroppo, la UE ha deciso di andare in direzione opposta con un nuovo piano di investimenti ferroviari dal costo complessivo stimato pari a 500 miliardi a carico dei contribuenti europei. Si tratta di opere che in molti casi hanno costi maggiori dei benefici e con un impatto marginale sia in termini di riduzione delle emissioni di CO2 sia di maggiore integrazione europea che nei decenni passata è già diventata molto più intensa grazie alla liberalizzazione del trasporto aereo e al conseguente crollo dei prezzi dei voli.