Più bici e meno auto: quali conseguenze sulla sicurezza stradale?
Quando si verifica un incidente mortale che coinvolge un ciclista, la reazione, soprattutto di coloro che prediligono questo mezzo di trasporto, è quella di chiedere misure di regolazione della circolazione più stringenti e di realizzare interventi infrastrutturali che accrescano la sicurezza di chi si sposta in bici separando questi flussi da quelli delle auto. Lo slogan di una manifestazione svoltasi a Torino qualche giorno dopo la morte di un bambino investito da un automobilista mentre andava a scuola in bici era: “basta morti sulle strade”.
Per quanto comprensibile sotto il profilo emotivo, la richiesta di provvedimenti per migliorare la sicurezza stradale per i ciclisti, potrebbe avere, se accolta, l’effetto di incrementare il numero di vittime tra costoro. Una maggior sicurezza indurrebbe infatti altre persone a scegliere la bicicletta. E se l’aumento delle percorrenze fosse più che proporzionale alla riduzione del tasso di mortalità per chilometro percorso, l’effetto complessivo sarebbe negativo come mostra, ad esempio, il caso dei Paesi Bassi, senza dubbio quello di maggior successo in termini di incentivazione dell’uso della bici con rilevante riduzione della rischiosità.
Ora, nel 2025, le vittime tra i ciclisti in Olanda sono risultate in numero pari a 281.

Fonte: CBS, Statistics Netherlands
Tra il 2019 e il 2024 hanno perso la vita 1.242 utenti delle due ruote, di cui 520 in collisioni con le auto.

Fonte: CBS, Statistics Netherlands
Se l’Italia avesse avuto l’anno scorso le stesse percorrenze e lo stesso tasso di mortalità olandese, le vittime tra i ciclisti sarebbe state novecento a fronte di un dato reale pari a 228 conseguente a un uso molto più limitato delle due ruote e in presenza di un rischio molto maggiore.
Due analisi (qui e qui) che hanno indagato gli effetti sulla mortalità di tutti gli utenti della strada conseguente a un cambio modale da auto a bici giungono a un bilancio negativo. Si può presumere che l’impatto sia peggiore nel caso in cui, come accade più spesso, lo spostamento modale è da trasporto pubblico a bici non essendo presente in questo caso l’effetto benefico della riduzione del trasporto individuale. A fronte di un maggior rischio di incidentalità chi opta per la bici riduce i propri rischi sanitari.
Tenuto conto che l’aumento degli spostamenti in bici può comportare, come accaduto ad esempio a Parigi, un peggioramento della congestione veicolare a causa della riduzione dello spazio disponibile, implica una riduzione degli introiti fiscali correlati all’uso dell’auto e determina, a parità di offerta, un aumento dei sussidi per il trasporto pubblico a causa dei minori ricavi di traffico e dei maggiori costi di produzione per la riduzione della velocità commerciale, forse, le politiche che promuovono l’uso delle due ruote dovrebbero essere oggetto di una più attenta valutazione di costi e benefici.
