I difficili rapporti tra consenso politico e trasporti
I centri urbani, soprattutto i maggiori, sono da sempre la residenza delle categorie a più alto reddito. I centri minori e le “case sparse” sono luoghi di insediamento delle categorie di salariati a diverso livello, e spesso di categorie impiegatizie che pendolano sulle città maggiori (insieme a molti studenti universitari).
Gli ultimi, cioè gli extracomunitari, si insediano in modo “interstiziale” vicino ai loro luoghi di lavoro, anche urbani.
I trasporti pubblici locali (TPL) vedono il loro maggior uso nei grandi centri, mentre in tutte le aree a minor densità prevale la mobilità automobilistica, alla portata della maggioranza dei lavoratori “regolari”.
I maggiori centri sono anche quelli serviti dal modo ferroviario, sia per gli spostamenti occasionali (cfr. in particolare l’Alta Velocità, e i servizi aerei) che per i movimenti pendolari di massa.
Molti extracomunitari non hanno accesso all’automobile e per gli spostamenti occasionali spesso devono servirsi dei servizi di autobus, più lenti ma più economici del treno, nonostante non siano sussidiati.
Le politiche di sostegno al modo ferroviario e al TPL oggi vedono tra i beneficiari soprattutto i ceti urbani nelle città maggiori ed i pendolari verso questi centri, e, per il TPL, anche gli extracomunitari (che pure, come ovvio, appena possono si procurano un’auto per estendere le proprie possibilità lavorative).
L’alta imposizione fiscale sul modo automobilistico, accentuata anche alla spinta alla conversione elettrica, colpisce soprattutto i redditi medio-bassi esterni che percepiscono che le politiche ambientali ricadano soprattutto su di loro, mentre i residenti dei centri urbani siano favoriti dal TPL (e siano anche i difensori “ideologici” delle politiche ambientali).
Il sostegno pubblico al modo ferroviario è in generale percepito positivamente, soprattutto in quanto non noto, ma anche in quanto questo modo di trasporto è usato occasionalmente da utenti di quasi ogni categoria.
Il consenso politico per i partiti meno interessati all’ambiente, o cripto-negazionisti, si colloca soprattutto fuori dai maggiori centri urbani. Questi dichiarano il “green deal” europeo “ideologico”, il che è in parte vero, ma ben si guardano dal proporre alternative.
I partiti che esprimono elevate preoccupazioni ambientali e sostengono il TPL hanno il maggior consenso nei grandi centri urbani.
Di come si muovano i ceti più deboli, che non votano, non interessa molto a nessuno.
