Forse la guida autonoma si avvicina

Ci sono molti indizi: in Cina e in USA viaggiano già veicoli che si guidano da sé pur se in alcuni casi ancora con un guidatore a bordo o su percorsi protetti e in altri con qualche forma di controllo umano in remoto.
In altri casi ancora i percorsi oltre che protetti da altri veicoli, sono “attivi”, cioè dialogano con i mezzi autonomi aumentandone la sicurezza.
Ma i progressi, dopo alcuni anni di stasi, sembrano di nuovo accelerare anche grazie al diffondersi di sistemi di intelligenza artificiale che, avendo come caratteristica di base quella di autoalimentarsi, cioè di fare esperienza, possono davvero dare un contributo essenziale.
L’ostacolo tecnico maggiore sembra essere la “memoria istantanea di movimento”: in termini semplici, se un veicolo per un istante sparisce alla vista dietro un ostacolo, il sistema fatica ad “immaginare” che un istante dopo proseguirà la marcia ripresentandosi alla vista.
Ma un fattore sicuro a favore della guida autonoma rimane la velocità dei riflessi: se scatta un allarme, la risposta (sullo sterzo o sui freni o su entrambi) è di un ordine di grandezza più immediata di quella di noi umani: già oggi sembra esserci una solida evidenza in termini di riduzione drastica della incidentalità.
Lasciando gli aspetti tecnici, l’ostacolo maggiore rimane di tipo normativo: chi risponde legalmente in caso di incidente? Il proprietario del veicolo, il progettista del sistema di guida, il costruttore? Non è ancora affatto chiaro nemmeno come effettuare le perizie per individuarne le cause, perizie che si presentano comunque molto complesse e del tutto nuove per chi dovrebbe effettuarle e poi decidere le reali responsabilità, totali o preponderanti. Ma la giurisprudenza necessariamente si svilupperà e si affinerà anche se non sappiamo ancora in quale direzione. 
Venendo agli aspetti economici ed industriali, c’è da segnalare che Elon Musk sembra deciso a concentrare i suoi maggiori impegni nel settore automotive proprio sulla guida autonoma nel quale  finora si trova in ritardo par alcune scelte tecniche risultate meno promettenti di quelle dei suoi (molti) concorrenti.
Questo anche a motivo della crisi che ha colpito i veicoli Tesla, non rinnovati da molti anni (un modello economico è stato annunciato più volte, ma non è ancora all’orizzonte, e l’avveniristico pick-up ha incontrato molti problemi).
Inoltre, le vendite mondiali sono bruscamente calate in tutti i mercati a causa delle scelte politiche di Musk a supporto di partiti di estrema destra, alcuni esplicitamente fascisti, come in Gran Bretagna.
E con le risorse e l’indubbia genialità dell’uomo più ricco del mondo, mister Tesla potrebbe recuperare il terreno perduto. Anche perché un taxi elettrico e a guida autonoma potrebbe avere costi dell’ordine di 0,25€ al chilometro (inferiore a quello di un autobus il cui costo di produzione in ambito urbano è superiore ai 5€ con meno di 20 persone a bordo), e quindi tale da  spiazzare contemporaneamente i servizi collettivi e le auto in proprietà.