Buone notizie per treni e autobus?
Un mantra giornalistico è che solo le cattive notizie siano notizie. E per la concorrenza nei trasporti spesso è valido, purtroppo.
Ma sembra che qualcosa di positivo stia accadendo, anche se non certo di definitivo, e riguarda proprio la concorrenza, notoriamente strumento principale per migliorare la condizione degli utenti del settore, e/o dei contribuenti.
La prima riguarda l’imminente avvento in Italia di un terzo operatore nei servizi di alta velocità ferroviaria. Le possibilità di accordi collusivi, anche taciti, tra due imprese (“duopolio”) sono molto più rilevanti che con più di due. E quest’ultimo operatore sembra, per nostra fortuna, “minaccioso”.
Arriva dalla Francia con vetture a due piani, che hanno ovviamente una maggiore capacità, e livelli di confort solo lievemente minori. Quindi avrà costi per passeggero trasportato dell’ordine di un terzo minore a quello dei servizi a piano singolo attuali.
Il risultato potrebbe essere sia una riduzione generale delle tariffe che lo sviluppo di servizi super-economici (con o senza vetture a due piani), da parte dei concorrenti del “nuovo entrante”.
Certo, se tutti gli operatori fossero messi sullo stesso piano sarebbe meglio: oggi di fatto uno di loro non può fallire, vantaggio non trascurabile. E sembra che questo operatore abbia tentato in tutti i modi di ritardare o impedire l’avvento del “terzo incomodo”, e che vi fosse quasi riuscito.
La seconda buona notizia riguarda l’annosa vicenda dell’affidamento senza gara (“in house”) dei trasporti pubblici romani ad ATAC.
La legge sulla concorrenza, firmata da Draghi, su cui appoggia la scelta di non fare la gara è davvero imbarazzante: richiede infatti che il regolatore (ART) consulti l’ente concedente, e se quest’ultimo è soddisfatto delle prestazioni del concessionario, possa rinnovare senza gara la concessione.
Peccato che quella legge non distingua quando il concedente è anche proprietario del concessionario, come è quasi sempre il caso.
Il conflitto di interesse che si crea rasenta il ridicolo: quando un padrone dovrebbe dichiararsi insoddisfatto della sua azienda, di cui ha nominato i vertici e controllato quotidianamente i conti e le prestazioni? Sarebbe una sorta di suicidio politico.
Ora l’Antitrust sembra che dopo diversi tentativi mancati sia riuscita ad ottenere dal TAR del Lazio la revoca, o almeno la sospensione, dell’affidamento “in house” ad ATAC.
Nulla è ancora definitivo, ma certo dichiararsi soddisfatti delle performances di quell’azienda ha richiesto un certo coraggio, perché questa valutazione sembra scarsamente condivisa dagli utenti (i contribuenti, che pagano la maggior parte dei costi, ovviamente non hanno voce in capitolo).
