20 settembre 2026

di Marco Ponti

E’ davvero straordinario che nessuno sembra ricordarsi che i carburanti per usi stradali sono ipertassati (circa come alcol e sigarette) non arbitrariamente, ma per far pagare agli inquinatori i danni che generano alla collettività. Tutti i danni, ma anche solo quei danni: una tassazione eccessiva oltre che ingiusta è inefficiente.

Ma per non essere una tassa arbitraria (la costituzione le proibisce) dovrebbe corrispondere a criteri razionali. E questi esistono eccome, e sono oggetto di valutazioni complesse e  aggiornate spesso, da parte della Commissione Europea.

Sono criteri già in uso da molti anni per valutare costi e benefici ambientali dei progetti di investimento.

E la letteratura internazionale (IMF e OECD, oltre a quella della Commissione) è concorde nell’affermare che in Europa la tassazione dei carburanti è abbastanza corretta nel far pagare i costi ambientali ad auto e camion, anzi spesso è superiore all’ottimo teorico, specie per le auto e in autostrada (la teoria usa il termine internazionale di “internalizzazione dei costi esterni”).

E’ certo superiore a quanto pagano altri settori inquinanti, quali l’agricoltura ecc..

Ma sembra che la sfera politica ignori totalmente questa banale realtà, sembra che l’arbitrio fiscale sia anzi considerato con favore, e così è presentato all’opinione pubblica.

Purtroppo però questa tassazione è regressiva, cioè danneggia di più i poveri dei ricchi, per due motivi. Il primo viene dall’ISTAT: i costi della benzina incidono in percentuale di più sulle famiglie a basso reddito.

E anche se così non fosse, è evidente che 1000€ di tasse a un povero diminuiscono di meno il suo benessere di quanto diminuiscano quello di un ricco.

Tutte le tasse indirette, come è questa, che colpiscano particolari consumi, non tengono conto del reddito, al contrario di quelle dirette, che sono proporzionali al reddito.

Quindi anche se in modo imperfetto (sono esentate anche le seconde auto utilitarie dei ricchi) togliere il bollo alle auto di minor potenza compensa parzialmente la regressività della tassa sulla benzina.

E per l’ambiente, togliere un costo fisso come il bollo non incentiva ad usare di più la macchina, come accederebbe riducendo le accise, cioè riducendo il costo di usarla.

Infine c’è un aspetto di equità fiscale: come abbiamo visto il trasporto stradale è molto più tassato di altri settori inquinanti (rende allo Stato in varie forme più di 80 miliardi all’anno).

Anche se in teoria sarebbe bene per l’ambiente che tutti pagassero il giusto (cioè quanto indica la valutazione europea dei costi ambientali), sicuramente rendere meno diseguale la tassazione ambientale è una politica che si può definire di “equità orizzontale”.

Una obiezione a questa politica cadrebbe nel “benaltrismo” ambientale e sociale: questa obiezione recita che sarebbe meglio usare quei soldi per finanziare il trasporto pubblico, usato dalle categorie meno abbienti, e che è anche meno inquinante.

Ci si dimentica però che da trent’anni in Italia il trasporto pubblico è ipersussidiato (lo Stato paga più della metà dei costi) e quello stradale, come abbiamo visto, è ipertassato.

Nonostante ciò, questa politica non ha minimamente cambiato le percentuali di chi usa la macchina, quindi ha giovato molto poco all’ambiente.

E il trasporto pubblico è principalmente usato nelle grandi città, dove risiedono le classi a maggior reddito, e dove i servizi sono molto migliori perché la domanda è più concentrata (è impossibile fornire servizi frequenti e capillari in aree a bassa densità, viaggerebbero vuoti). Quindi anche socialmente i risultati sarebbero per lo meno dubbi.

Non si dice con questo che togliere il bollo auto sia la miglior politica possibile in assoluto (quale lTo è?), ma certo è meglio che ridurre le accise, anche dal punto di vista ambientale.