Il lotto unico va molto di moda
Lo si è appena visto per la gara per i servizi ferroviari intercity (tutti sussidiati “a prescindere”, compresi quelli che non ne avrebbero bisogno). Non si sa ancora come la vicenda finirà.
Ora c’è anche il caso milanese (ATM): il lotto unico era stato già annunciato per l’area urbana, proprio mentre ATM vinceva, virtuosamente, uno dei molti lotti parigini.
Ora, le gare per i servizi di trasporto urbano sono un monumento all’ipocrisia nazionale, ma anche un po’ europea.
La normativa europea per le concessioni non distingue tra imprese private e pubbliche, mentre è evidente che queste ultime godono di protezioni politiche in conflitto di interessi (il concedente è sempre pubblico), e di ridotti costi finanziari (“golden credit”). Di fatto, non possono fallire.
A livello italiano, si è assistito a decenni di rimandi all’applicazione dell’obbligo di gara, e quando i rimandi non erano più possibili, la normativa (Draghi juvante) ha previsto che toccasse ai concedenti, cioè agli enti locali, decidere se mettere in gara le concessioni subito o rimandare ancora la gara, anche di dieci anni.
Concessioni che, si ricorda, nel 90% dei casi riguardano concessionari che i concedenti stessi possiedono e di fatto governano.
E non sono stati posti vincoli alla dimensione dei lotti.
Comunque, anche senza questi vistosi conflitti di interesse si ricorda che per gli eventuali concorrenti esistono altri rilevantissimi ostacoli, tra cui i principali sono che, in caso di vittoria, in quel 90% di casi si troveranno poi contro un concedente molto arrabbiato, tutti i sindacati, e spesso anche i fornitori. Poi non conosceranno il mercato in cui dovranno operare (“asimmetria informativa”), e le gare costano, e più sono di grandi dimensioni più costano.
Ma Milano sembra aver deciso che tutto questo non basta.
Infatti, è apparsa recentemente la notizia che ATM per la gara si è alleata a un costruttore semi-monopolista (Webuild, partecipata per di più dallo Stato, per sicurezza, attraverso Cassa Depositi e Prestiti). Questo dovrà costruire nuove metropolitane o prolungamenti di quelle esistenti, in un peculiare schema di “project financing”.
Cioè la dimensione economica del lotto unico, già di per sé micidiale per la concorrenza, si è ulteriormente allargata. Che poi per progetti di “project financing” di questo tipo non valga il diritto di prelazione non sembra proprio rilevante.
Si accettano comunque scommesse su chi sarà il vincitore, se il lotto unico rimarrà, anche non nella forma di super-lotto unico milanese.
