
19 febbraio 2026
di Marco Ponti
Le Olimpiadi fanno bene all’economia?
E’ una faccenda complicata. Dipende molto da cosa si misura e da come si misura.
Partiamo dalle cose certe: si tratta di spesa pubblica (le poche eccezioni, di spesa pubblica nulla, tutte made in USA, confermano la regola).
Per cui occorrerebbe confrontare quella spesa con altri usi dei soldi pubblici. E questo è tanto più importante per paesi già molto indebitati, come il nostro, che devono trovare soldi per armarsi, o per cercare di crescere un po’ di più, o per migliorare la sanità.
Gli studi ufficiali (quelli commissionati dagli organizzatori) dicono sempre che sono soldi ben spesi, ma in realtà gli studi indipendenti in giro per il mondo danno un quadro molto diverso. I conti ufficiali infatti dicono sempre di sì, ma per il semplice motivo che in genere usano metodi che nascono proprio per questo: misurano quanto una spesa impatta sull’economia, creando occupazione e attività per le imprese.
E questo impatto è sempre positivo, qualsiasi sia la spesa, anche la meno sensata. Si è fatto così anche per il PNRR.
Questo tipo di analisi (note come Valore Aggiunto, Moltiplicatore ecc.) dovrebbero essere usate solo per confrontare alternative di spesa, ma non succede mai. E’ meglio non far venire inutili dubbi alla popolazione festante…
Un approccio più solido, tra i molti possibili, sarebbe quello dell’analisi costi-benefici sociali, mentre le analisi di impatto tendono a non tener conto dei costi.
Per esempio, per le olimpiadi di Parigi Jerome Massiani, specialista francese del settore che insegna in Italia, ha confrontato sette studi differenti di impatto economico, molti dei quali indipendenti, ed ha trovato che i risultati variavano da tredici miliardi a una perdita netta di benessere economico di tre miliardi.
Ma veniamo alla vicenda specifica: le olimpiadi invernali Milano-Cortina.
Partiamo anche qui da cose certe: alla gara iniziale per l’affidamento dell’evento si sono presentati due soli concorrenti, Milano-Cortina e la più nordica Stoccolma (che però ha perso perché gli svedesi han dato scarso appoggio all’iniziativa, dubitando proprio dei suoi ritorni economici, pur avendo impianti pronti e meno problemi di neve).
Non esattamente un buon segnale per la redditività dell’operazione.
Poi ci fu una solenne dichiarazione dei felici vincitori che non ci sarebbe stato un solo Euro di spesa pubblica, avrebbero pagato tutto gli sponsor, i diritti televisivi, e i biglietti venduti (che vuol dire che qualche dubbio c’era da subito proprio su questo aspetto…).
Adesso le stime variano, ma siamo intorno ai cinque miliardi di Euro a carico dei contribuenti.
E non si è badato a spese: si potevano usare molti impianti delle passate olimpiadi di Torino, invece si son fatti nuovi. Si poteva usare per il bob una pista esistente austriaca, ma anche questa si è fatta nuova, pur con dubbi sul fatto che dopo l’evento sarà ancora utilizzata.
Tuttavia non è nemmeno detto che alla fine non si dimostrerà che per l’evento strettamente inteso (cioè le gare, l’organizzazione ecc.) non saranno stati necessari fondi pubblici: basta escludere “chirurgicamente” dai rendiconti finali tutte le opere accessorie, che costituiscono di gran lunga la parte maggiore dei costi. Si è già usata questa tecnica per l’EXPO milanese, è ben collaudata.
Ma la prova più vistosa che non si è badato a spese è che moltissime opere, più del 50%, non sono state terminate in tempo per l’evento, per un importo stimato di tre miliardi di Euro.
Gli organizzatori, interrogati su questo dettaglio, hanno spiegato che si tratta di opere che serviranno comunque a qualcosa, e che quindi non si tratta di sprechi.
Questo sembra davvero un po’ eccessivo: infrastrutture e impianti dimensionati per un evento eccezionale che dura poche settimane sembra difficile che possano servire per un uso continuativo, è verosimile che saranno molto sottoutilizzati. Anche perché sulla presenza della neve nei decenni futuri non ci sono certezze, le stagioni sciistiche si stanno accorciando ovunque.
Anche gli impatti ambientali dell’evento hanno suscitato delle perplessità, sia per l’energia consumata che per il taglio di alberi che per il traffico automobilistico generato.
Ma, si sa, dopo il negazionismo ambientale di Trump, e dopo la più nostrana lotta al “Green Deal” europeo, è evidente che le preoccupazioni ambientali non sono più molto di moda.
Ci guadagneranno certo le località montane coinvolte, e le imprese locali. Un ampio serbatoio di voti per le amministrazioni che hanno promosso l’evento.
Per concludere: ci sembra lecito dubitare dei risultati economici della vicenda, anche se la nostra premier sembra ritenere che i dubbi siano antipatriottici.
Poi sarebbe ora di smettere, con le analisi economiche, di chiedere all’oste se il vino è buono. Per fortuna però gli atleti italiani stanno prendendo un sacco di meritatissime medaglie. Possiamo solo sperare che non ci costino troppo.
