
26 giugno 2026
di Francesco Ramella
Fa molto caldo. Le temperature di giugno in Italia sono state finora sopra la norma con anomalie positive che in molte località superano i +4/+6 °C. È diffusa, soprattutto nelle grandi aree urbane, la presenza di notti con temperatura minima superiore ai 20 °C.
La condizione di questi giorni si inserisce in un contesto caratterizzato da un crescente frequenza e durata delle ondate di calore a causa del cambiamento climatico e non è molto diversa da quella che aveva interessato il nostro Paese nel mese di giugno dell’anno scorso: durante l’ondata di calore, di durata fino a 13 giorni, le temperature massime osservate sono state in molte città comprese tra 35-39°C.
Poiché si moltiplicano gli allarmi per le potenziali conseguenze negative di questi eventi, può essere interessante andare a vedere ”come è andata a finire” nel 2025.
Lo si può scoprire leggendo una lettera pubblicata sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione”, rivista dell’associazione italiana di epidemiologia. Scrivono gli autori che: “durante l’ondata di calore a Milano (periodo 25 giugno-4 luglio) si sono osservati 257 decessi rispetto ai 248 attesi con 9 decessi in eccesso, mentre a Roma (periodo 24 giugno-6 luglio) i decessi osservati sono stati 614 rispetto ai 605 attesi, anche in questo caso con 9 decessi in eccesso. Da sottolineare che le variazioni di mortalità osservate non sono statisticamente significative e i dati osservati, seppure non consolidati, mettono in luce un impatto contenuto dell’ondata di calore nonostante le elevate temperature registrate”. Nello stesso documento si legge che: “complessivamente nelle 54 città incluse nella sorveglianza, nel mese di giugno la mortalità risulta in linea con la mortalità di riferimento sia nelle città del Nord sia in quelle del Centro-Sud.”

Figura 1 – Andamento giornaliero del numero di decessi osservati e attesi nella classe di età di 65 anni e oltre e della temperatura apparente massima a Roma e Milano
Fonte: Epidemiologia & Prevenzione
Analoga valutazione, riferita all’intero periodo estivo del 2025 che vide una seconda ondata di calore nella prima metà di agosto, è contenuta in un documento a cura del Ministero della Salute pubblicato lo scorso novembre: “complessivamente la mortalità è stata inferiore all’atteso pari a -4%. Il sistema di monitoraggio della mortalità giornaliera, attivo in 54 città italiane, evidenzia un dato osservato inferiore all’atteso sia tra le città del nord che tra quelle del centro-sud (rispettivamente pari a -5% e-3%). Non sono inoltre state rilevate variazioni rilevanti nell’andamento degli accessi in pronto soccorso, se non lievi incrementi in alcune città durante i giorni di ondata di calore”.
Una riduzione progressiva del rischio associato al caldo è in atto da alcuni anni e testimonia l’efficacia delle politiche di prevenzione e adattamento. Uno dei fattori rilevanti è costituto dalla maggior diffusione degli impianti di condizionamento. Trent’anni fa erano una rarità, nel 2003, anno record per il caldo in Italia, ne era provvisto il 17% delle famiglie; oggi dispone di un climatizzatore più della metà dei nuclei famigliari con una punta del 73% in Sicilia.
Rimane, però, un ampio divario con gli Stati Uniti dove un impianto di condizionamento è presente in più del 90% delle abitazioni. È anche per questo fattore che il tasso di mortalità per il caldo in Europa è molto superiore a quello di Oltreoceano come mostra un articolo scientifico di un gruppo di ricercatori della Stanford University. Gli americani sono stati capaci di “appiattire la curva” della mortalità molto meglio di noi. E non solo per l’eccesso di caldo ma anche per le temperature inferiori a quella ottimale.

Figura 2 –Relazioni tra temperatura e mortalità, e decessi totali attribuiti a temperature subottimali
Fonte: Burke et al., 2025
Già, perché, come evidenziano gli autori della ricerca, la mortalità correlata al freddo è molto più elevata di quella associata al caldo. Ne abbiamo conferma da un altro lavoro scientifico appena pubblicato sulla rivista Economics & Human Biology (che non sembra aver avuto grande eco sui mezzi di informazione). Lo studio mostra come in Europa “il numero di morti nel periodo 2015–2024 sarebbe stato superiore nelle condizioni climatiche del 1950–1979. Lo spostamento nella distribuzione delle temperature ha aumentato la mortalità durante i mesi più caldi, ma ha ridotto la mortalità durante i mesi più freddi, determinando una diminuzione netta di oltre 900.000 decessi nel periodo 2015–2024. Questa riduzione corrisponde a un aumento medio dell’aspettativa di vita alla nascita di 0,195 anni.”
Non tutto il caldo, dunque, viene per nuocere come sembrerebbe evincersi dalla narrazione a senso unico dei mezzi di informazione. E, dal caldo così come dal freddo o dagli eventi estremi, oggi possiamo proteggerci molto meglio che in passato. Paradossalmente, a limitare questa capacità, sono le politiche di riduzione delle emissioni che comportano un aumento del costo dell’energia, doppio in Europa rispetto agli Stati Uniti. Questo non vuol dire che nessuna azione debba essere intrapresa ma che ciascun intervento dovrebbe essere preventivamente valutato sulla base dei costi e dei benefici. Molte politiche adottate dalla UE falliscono questo test e risultano pertanto dannose per la collettività.
